Asier Ortiz, Chief Operating Officer (COO) di Lantek
Dati che si archiviano nel cloud computing, un insieme di server estraneo all´azienda a cui si accede tramite Internet. Tuttavia, senza il controllo di quella archiviazione e considerato che le informazioni si muovono in un ambiente virtuale, che ne è della sicurezza? Come si può garantire la riservatezza e proteggere i dati dai cyberattacchi?
Nell´ecosistema digitale in cui viviamo, gli hacker hanno campo libero e sono in grado di infettare reti e computer su scala mondiale, come è accaduto alcuni mesi fa con il virus WannaCry che ha contagiato sistemi informatici di aziende e organizzazioni, alcune assai note, di più di un centinaio di paesi.
Riconosco che, a volte, le PMI considerano questi attacchi una probabilità abbastanza remota, come se fossero un problema esclusivo delle grandi aziende, a causa della falsa convinzione che le piccole e medie aziende non hanno informazioni sensibili interessanti per i cyberterroristi. Niente di più di più lontano dalla realtà.
Esistono molti report sull´argomento che demoliscono questa tesi. Uno, di IBM, segnala che la metà delle falle di sicurezza non si verificano esattamente a causa di cyberattacchi, è invece qualcuno all´interno dell´organizzazione che non svolge bene il proprio lavoro in termini di sicurezza. Dall´adozione di precauzioni basilari come evitare l´uso di login semplici, evitare di modificare i firewall o installare reti piane per risparmiare i costi, fino a misure più attente come lavorare in modo orchestrato, non solo a livello umano, bensì anche a livello di dispositivi e processi, passando attraverso l´uso di innovazioni formidabili come la blockchain. Sì, al di là delle monete virtuali, questa tecnologia si sta utilizzando per garantire la sicurezza delle reti condivise, siano esse interne o esterne, con fornitori o partner. Già sta dando risultati molto efficaci contro i cyberattacchi, a cominciare dalla crittografia dove l´accesso alle reti è molto difficile.
Un altro dato preoccupante è quello di uno studio di ZeedSecurity, i cui risultati sono stati pubblicati due anni fa, sebbene nulla induca a pensare che i numeri siano cambiati in modo sostanziale, e si riferisce al fatto che il 70% degli attacchi informatici è diretto alle PMI, dimostrando così la loro vulnerabilità digitale e l´assenza di investimenti in infrastrutture per mettere in sicurezza i sistemi informatici.
Non c´è da sorprendersi. Le piccole e medie imprese rappresentano oltre il 99% del tessuto imprenditoriale della Spagna, fornendo niente meno che il 65% della ricchezza del paese. è vero che, date le dimensioni delle PMI, un attacco informatico non suscita tanto rumore come nel caso di una grande azienda. Tuttavia, teniamolo bene a mente, chi non è stato contagiato da qualche virus con conseguenze più o meno gravi, ma che, sicuramente, lo ha costretto a interrompere le proprie attività o operazioni con danni a livello economico e, nel peggiore dei casi, di reputazione.
Alla luce di questi dati, è evidente che la trasformazione digitale non solo significa solo mettere sensori, archiviare dati su cloud e dar loro intelligenza, bensì anche, e allo stesso modo, essere in grado di rispondere a questo tipo di attacchi.
Dobbiamo quindi inserire la cybersicurezza tra le nostre priorità, soprattutto quando, secondo Gartner, entro tre anni ci saranno oltre 20.000 milioni di cose connesse all´ecosistema digitale, e quando in questa quarta rivoluzione il dato industriale è la materia prima, l´elemento che ci fa crescere e trovare nuove opportunità di business. Bisogna proteggerlo.